Logo, colori, caratteri: da dove cominciare
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Spesso vengono da noi con una richiesta precisa: « ci serve un logo ». Il logo arriverà. Ma un logo da solo, senza i colori che lo circondano, senza i caratteri che scrivono il vostro nome, senza le regole per mettere tutto insieme, resta un’immagine. Un’identità è ciò che fa sì che vi si riconosca su un biglietto, un’insegna, un sito e un post, senza necessariamente vedere il logo.
Cominciare da ciò che volete dire
Prima di qualsiasi disegno, tre frasi. A chi vi rivolgete. Cosa vi distingue da chi fa la stessa cosa. Il tono che volete avere: serio, caloroso, preciso, diretto. Queste tre frasi guidano ogni scelta successiva, ed evitano la trappola del « mi piace, non mi piace » in cui i progetti di logo si impantanano.
Guardate anche cosa fanno gli altri nel vostro settore, non per copiare, ma per sapere da cosa dovete distinguervi. Se sono tutti blu, il blu non vi distinguerà.
Il logo: semplice, leggibile, declinabile
Un buon logo si giudica da tre cose, e nessuna è « bello »:
- Semplice: riconoscibile in un colpo d’occhio, memorizzabile dopo averlo visto due volte.
- Leggibile: alla dimensione di una favicon come su un’insegna, in nero su bianco come in bianco su colore.
- Declinabile: una versione orizzontale, una compatta, un simbolo da solo se il nome è lungo. Ogni supporto avrà la sua.
Testatelo piccolo, in grigio, stampato su un foglio. Se regge lì, reggerà ovunque.
I colori: uno principale, uno d’accento, contrasto
Una palette utile è corta. Un colore principale, che porta l’identità e che si ritrova ovunque. Un colore d’accento, più vivo, riservato a ciò che deve attirare l’occhio: un pulsante, un link, una parola. Neutri per il testo e gli sfondi. Oltre, non si sceglie più, si decora.
E un’esigenza non negoziabile: il contrasto. Un testo deve leggersi sul suo sfondo, per tutti, anche fuori al sole e per chi vede meno bene. Le raccomandazioni di accessibilità del W3C fissano soglie precise; un buon grafico le verifica prima di mostrarvi la palette.
I caratteri: due famiglie, non di più
Uno per i titoli, che dà il carattere. Uno per il testo corrente, che si legge a lungo senza stancare. Due famiglie che si completano per contrasto, non due cugine che si somigliano quasi. Aggiungetene una terza e l’insieme comincia a fluttuare.
Verificate la licenza: un carattere si compra o si sceglie tra quelli liberi, e il suo uso su un sito, in stampa e in un’applicazione non è sempre coperto dalla stessa licenza.
Il manuale: ciò che rende tutto utilizzabile
Il manuale d’identità è il libretto di istruzioni. Dice dove mettere il logo e a che distanza dai bordi, quali colori vanno insieme, quale carattere a quale dimensione, e cosa non si fa. È ciò che permette a un tipografo, uno sviluppatore o un nuovo collega di produrre qualcosa che vi somiglia senza chiamarvi.
- il logo in tutte le sue versioni, con le aree di rispetto e le dimensioni minime;
- la palette con i codici esatti per lo schermo e per la stampa;
- i caratteri, i loro pesi e la loro gerarchia;
- qualche esempio applicato: un biglietto, un’intestazione, un post, una pagina di sito.
Conclusione
Nell’ordine: ciò che volete dire, poi il logo, poi i colori, poi i caratteri, poi il manuale che assembla il tutto. Un’identità riuscita non è quella che si nota, è quella che si riconosce.
Domande frequenti
Da tre frasi: a chi vi rivolgete, cosa vi distingue, il tono che volete. Il logo viene dopo, e ne deriva.
È semplice, leggibile a tutte le dimensioni e in tutti i colori, e declinabile in più versioni a seconda del supporto.
Un colore principale, uno d’accento, dei neutri; due famiglie di caratteri, una per i titoli, una per il testo. Oltre, si decora.
A far sì che chiunque, tipografo, sviluppatore o collega, produca qualcosa che vi somiglia senza chiamarvi.